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Monsù Gust La Storia

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Monsù Gust

Sul finire dell’800, Augusto Canelli aveva le chiavi e custodiva i segreti delle più antiche e nobili cantine dei castelli della provincia di Asti.

I più importanti produttori di vino dell’epoca chiedevano consiglio ad Augusto, perché il suo sapere e la sua profonda cultura del vino garantivano sempre risultati eccezionali.

Augusto indicava le uve migliori da raccogliere, sorvegliava con precisione i processi di vinificazione ed era un infallibile conoscitore degli ambienti ideali per l’invecchiamento del vino. In quanto al sapere quando un vino era invecchiato al punto giusto ed era pronto per essere degustato, si diceva che avesse due amici infallibili: di fronte alla bottiglia giusta, i suoi lunghi baffi iniziavano a vibrare e s’incurvavano all’insù! Augusto Canelli, grande intenditore di tutti i vini piemontesi, conosceva le qualità più nascoste della sua adorata Barbera d’Asti e sapeva sempre quale bottiglia scegliere in cantina.

Chi ebbe la fortuna d’incontrarlo ad un ricevimento, in qualche castello sulle colline astigiane, intento a fare degustare una delle sue proverbiali bottiglie, non lo ha più dimenticato. Era tutto straordinario: la storia, il colore rosso granato, il profumo intenso e fruttato, i sentori di prugna, ciliegia matura, mora, lampone. E ancor più straordinario era il sapore della barbera di Augusto. Un gusto indimenticabile!

Fu così che Augusto Canelli divenne “il Signor Gusto”, il signore della barbera per antonomasia, conosciuto in tutto il Regno del Piemonte come “Monsù Gust”, che in dialetto piemontese significa, per l’appunto, Signor Gusto.

Oggi, l’etichetta di Torlasco Barbera d’Asti celebra la figura dello stravagante e raffinato cantiniere riportando il ritratto che di Augusto Canelli “Monsù Gust“ fece un disegnatore di passaggio in visita al Castello di Frinco, vicino ad Asti.